Cardiologia: scoperte e invenzioni

Cardiologia

Definirlo muscolo è troppo riduttivo, il cuore è al centro della passione dell’uomo e da solo basta a descrivere la vita. Forse è per questo carico che si porta dietro che la storia della cardiologia è un tema più o meno noto e sempre affascinante, più di ogni altro argomento che riguarda la medicina.

E’ comunque vero che da esso dipende la vita, e le malattie ad esso collegato sono cause di morte in cima alla classifica di tutti i decessi per malattia.

Una storia che è andata avanti per invenzioni e scoperte a ritmi serrati che ha portato ad un certo punto a considerare l’ipotesi inimmaginabile prima e cioè alla sostituzione con un altro cuore donato o addirittura con uno artificiale.

Se volessimo partire dall’inizio della storia della cardiologia, dovremmo risalire fino al 1628 in cui William Harvey, medico inglese annuncia, in una pubblicazione, la sua scoperta di come funziona l’apparato circolatorio. Il sogno della medicina di prolungare il battito del cuore inizia in quel momento fino a quando la moderna medicina sforna soluzioni una dietro l’altra, ed è proprio di questo percorso che ci occupiamo nel prossimo paragrafo.

Dall’elettrocardiogramma al cuore artificiale

Un invenzione che appare semplice ma basilare, è l’elettrocardiogramma  che è stato ideato da Willem Einthoven. Per questo motivo ha ricevuto il premio Nobel nel 1924. L’invenzione riesce a compiere misurazioni elettriche del funzionamento del cuore ed in generale della circolazione. Con l’elettrocardiografo si riproduce un grafico continuo che evidenzia l’attività del cuore.

Il progresso va avanti e si moltiplicano gli sforzi per capire come mai alcune persone sono più soggette di altre alle crisi cardiovascolari. La prevenzione delle malattie cardiovascolari oggi appare scontata, ma fu tra 1948 e il 1951, che uno studio denominato, Framingham Heart Study, a rendere note le relazione tra alcuni cibi e comportamenti umani considerati i fattori di rischio.

John Gofman nel 1950 scopre cosa provoca l’arteriosclerosi e le lipoproteine, spetta a lui il merito di aver chiarito quali siano gli effetti del colesterolo cattivo sull’indurimento delle arterie e la comparsa delle placche aterosclerotiche.

Poco dopo nel 1952 due scienziati, Inge Edler cardiologo svedese e Carl Hellmuth Hertz un fisico tedesco, compiono un passo sensazionale. Praticamente si servono di un sonar (utilizzato fino a quel momento per scoprire i sommergibili) per ascoltare l’eco proveniente dal corpo umano. E’ l’ecocardiogramma che evidenzia la forma e la grandezza dell’organo cardiaco.

Entra in campo anche la Harvard University con il cardiologo Paul Zoll che lo stesso anno inventa il primo pacemaker, un apparecchio che stimola la contrazione cardiaca. Oggi questi strumenti si sono ulteriormente evoluti e compiono in locale diverse misurazioni del cuore.

Il colpo di scena che ha avuto lo stesso impatto del primo uomo sulla luna

Il 3 dicembre 1967 (una data storica) il chirurgo sudafricano Christiaan Barnard a Città del Capo nell’ospedale Groote Schuur esegue il primo trapianto di cuore su un uomo che aveva 55 anni. Il primo tentativo prolungò la vita del paziente di 18 giorni. L’anno seguente, lo stesso chirurgo ripete l’intervento e questa volta la sopravvivenza si prolunga di 19 mesi.

Si arriva al 1975 in cui si scopre come abbassare i livelli del colesterolo nel sangue. Sono le Statine la prima medicina sintetizzata (la mevastatina è stata la primissima) alla quale ne sono seguite delle altre. Il colesterolo cattivo può quindi diminuire di una percentuale intorno al 30% rimanendo intatta la quantità di quello buono.

Negli anni ’70 fu il medico americano Joseph Goldstein a scoprire che il colesterolo cattivo può avere un’altra causa da annoverarsi nelle rare malattie genetiche. E’ la Ipercolesterolemia familiare che spiega i casi, circa 1 su 250 in Italia, dipendenti da fattori esclusivamente genetici.

Nel 1982 è la prima volta per il trapianto di cuore artificiale, la necessità era quella di coprire il tempo necessario ad avere un cuore vero per il trapianto definitivo, ma la scienza è andata molto avanti e nel 2010 si è proceduto al trapianto di cuore con dispositivo artificiale permanente.

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