Il chicco e le capsule: la storia del caffè in 600 parole

Anche se di solito la storia del caffè viene abbinata alla scoperta delle Americhe, in realtà sono molto più antiche le origini di questa bevanda, che per altro non affondano le radici nel continente scoperto da Cristoforo Colombo ma in una zona tra la Persia, lo Yemen e l’Etiopia. Quel che è certo è che da noi il caffè è arrivato molto tardi, solo nel Cinquecento: il primo Paese ad accoglierlo fu la Germania, e poco più tardi fu la volta dell’Italia, con Venezia sugli scudi dal punto di vista commerciale grazie alle relazioni intessute con il Vicino Oriente. Solo a partire dalla seconda metà del XVII secolo, invece, si cominciò a consumare il caffè in Gran Bretagna, con la nascita e lo sviluppo dei celebri coffee house di Londra e di Oxford.

E il caffè in America?

Nella prima metà del Settecento gli olandesi e i francesi portarono le prime piante di caffè nei Caraibi, e in particolare nel territorio che oggi corrisponde al Suriname, dopo una lunga traversata oceanica: a partire da quel momento la pianta venne coltivata in misura sempre più consistente nel continente americano. Ne è passata di acqua sotto i ponti, e oggi sono più di 600 i generi che sono stati identificati, per oltre 13mila specie: l’Arabica, la Liberica e la Robusta sono le più diffuse. 

Le capsule

Attualmente sono in pochi a non conoscere le capsule compatibili a modo mio o comunque, più in generale, le capsule che hanno rivoluzionato il modo in cui fruiamo del caffè. Vendute nei supermercati, nei negozi specializzati o negli e-commerce online, esse hanno cambiato le nostre abitudini e un rituale antico come quello della preparazione con la moka, ben adattandosi a una società che impone stili di vita sempre più frenetici e ritmi sempre più elevati. Così, con una capsula, sono sufficienti pochi secondi per ottenere un espresso cremoso e invitante che non ha niente da invidiare a quello ddella moka.

Il caffè tra storia e leggenda

Il celebre gastronomo italiano Pellegrino Artusi, autore del più celebre libro dedicato alla cucina del nostro Paese (“La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”) riportava le discussioni che ai suoi tempi si sviluppavano in Europa a proposito delle origini del caffè, e suggeriva l’ipotesi che la sua provenienza dovesse essere identificata nello Yemen, e in particolare in una città che si chiamava – guarda caso – Mokha: proprio come la moka che nei primi anni ’30 del XX secolo sarebbe stata inventata da un certo Alfonso Bialetti.

Le rivendicazioni etiopi

In Etiopia, invece, è diffusa una leggenda che racconta la storia di un pastore che, intento a osservare il comportamento delle proprie capre, si rese conto che esse erano diventate vivaci e forti come mai in precedenza dopo che si erano nutrite con le bacche e le foglie della pianta del caffè. Sempre a proposito delle origini della bevanda, una narrazione connessa alla religione islamica vede come protagonista niente meno che il profeta Maometto, il quale avrebbe interagito con l’Arcangelo Gabriele che gli proponeva una pozione di colore nero capace di rimetterlo in forze e realizzata direttamente da Allah.

L’importante è che sia buono

Quale che sia il territorio di provenienza del caffè, quello che conta è la qualità delle capsule che utilizziamo oggi. L’evoluzione tecnologica in questo settore è rapida e importante, e chissà che tra qualche secolo non vi sia chi si interroghi su dove e come sono nate le capsule per il caffè: ma per fortuna le fonti di informazione saranno molto più precise e dettagliate. 

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