Terapia cognitivo comportamentale e autismo

Terapia cognitivo comportamentale e autismo

Cos’è l’autismo e come la terapia cognitivo comportamentale può essere messa al servizio di questa sindrome? Oggi ne discutiamo con il Dott. Colamonico, psicologo a Torino e Chieri specializzato in terapia cognitivo comportamentale. Approfondiremo il rapporto tra terapia cognitivo comportamentale e autismo, ne scopriremo tecniche e peculiarità con l’auspico che queste informazioni possano esservi utili.

Cos’è l’autismo?

Nel panorama mondiale odierno non esiste più il termine autismo, ma questa condizione viene classificata nei Disturbi dello Spettro Autistico (DSA), poiché ad oggi viene denominata sindrome e non malattia, che presenta un insieme di sintomi e comportamenti e complicanze fisiche e psicologiche che insorgono principalmente dalla prima età evolutiva. Si stima che un bambino su 150 sia affetto da Disturbo dello Spettro Autistico, con una percentuale maschile maggiore.

L’autismo nei bambini

I sintomi dell’autismo comportano compromissione delle capacità comunicative e una difficoltà di interazione sociale, caratteristiche che portano i bambini con autismo a sviluppare una difficoltà ad elaborare correttamente le informazioni provenienti dal mondo esterno, comportando, per questo motivo, una difficoltà maggiore di apprendimento che coinvolge inevitabilmente gli aspetti emotivi ed intellettivi del bambino. La conseguenza di queste difficoltà è l’isolamento affettivo, comunicativo e l’incapacità di creare rapporti con il mondo esterno.

Un’altra motivazione che spinge gli esperti a classificare l’autismo come sindrome e non con il termine malattia o patologia è la soggettività in cui si manifesta, poiché ogni bambino presenta un entourage di sintomi diversi che comporta una difficoltà di diagnosi da parte degli esperti.

I criteri definiti dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) per fare diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico, sono:

  1. A) Deficit persistente nella comunicazione sociale e nell´interazione sociale in diversi contesti, non spiegabile attraverso un ritardo generalizzato dello sviluppo caratterizzato da ad esempio: incapacità di mantenere e creare una normale conversazione a causa di una difficoltà di condivisione di interessi, emozioni e pensieri; un deficit dato da anomalie nella comunicazione non verbale come ad esempio anormalità nel contatto oculare e nel linguaggio del corpo, fino alla totale mancanza di espressività facciale; difficoltà di adattamento del comportamento nei diversi contesti sociali che può essere interpretata come un’assenza di interesse per gli altri.

Inoltre, sono presenti nel criterio B) del DSM-5, comportamenti, interessi o attività ristretti e ripetitivi che caratterizzano vari ambiti come il linguaggio, i movimenti o l’uso di oggetti in modo stereotipato o ripetitivi; una estrema riluttanza ai cambiamenti soprattutto improvvisi ed un eccessivo attaccamento a rituali motori, comunicativi, comportamentali ed ambientali che provoca un stremo stress nel caso in cui siano presenti anche piccole variazioni; un eccessivo interesse per oggetti insoliti che comporta una fissazione su questi oggetti ed un alienazione dal mondo esterno; un interesse particolare per gli stimoli sensoriali esterni come gli odori, i suoni che può essere ipo-reattiva (poca attenzione agli stimoli) o iper-reattiva (molta attenzione agli stimoli).

(Cfr. Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, DSM-5)

 

I sintomi dell’autismo elencati sono osservabili già nella prima infanzia ma si evidenziano maggiormente quando il bambino è portato a socializzare con il mondo esterno.  È possibile fare un breve elenco dei segnali precoci che possono attivare un campanello di allarme nei genitori che osservano tali comportamenti, come un ritardo del linguaggio, una incapacità di chiedere cosa desidera, una incapacità di sorridere o di mantenere le interazioni con gli altri, una preferenza per il gioco solitario piuttosto che insieme ad altri bambini.

Le cause dell’insorgenza di questa condizione affascinate sono ancora in buona parte sconosciute, poiché alcuni studi hanno evidenziato che la sindrome si manifesti in concomitanza di una serie di fattori sia genetici che ambientali (come l’insorgenza di malattie infettive).

Terapia cognitivo comportamentale e autismo

Ad oggi gli interventi più efficaci riscontrati in ambito abilitativo e psicoeducativo della sindrome dello Spettro Autistico fanno riferimento alla terapia cognitivo-comportamentale. In questo particolare rapporto tra terapia cognitivo comportamentale e autismo L’obiettivo è l’individuazione e la modifica di atteggiamenti, comportamenti, pensieri, azioni ed emozioni disadattive che possono procurare malessere alla persona che le sperimenta e difficoltà di gestione del rapporto con il mondo esterno e con le proprie sensazioni e pensieri.

Tecniche cognitivo comportamentali per autismo

Le tecniche cognitivo-comportamentali nell’autismo hanno lo scopo di promuovere i comportamenti adattivi e ridurre quelli problematici e disadattivi tramite interventi intensivi e ben strutturati, utilizzabili da professionisti e genitori. Questi interventi devono essere strutturati ad personam, poiché, come accennato precedentemente, ogni bambino ha una struttura disadattiva e risorse adattive diverse e personali.

I principali modelli di intervento proposti da psicoterapeuti cognitivo-comportamentali ed usufruibili dai bambini con sindrome dello spettro autistico e dai genitori di quest’ultimi, sono:

  • L’ABA, acronimo di Applied Behavioral Analysis, che, tradotto significa “analisi applicata del comportamento”. L’ABA non è altro che la messa in atto dei principi comportamentali riconosciuti e identificati dalla scienza che studia il comportamento e le condizioni che regolano quest’ultimo. Questo strumento si fonda sull’osservazione e la registrazione del comportamento al fine di procurare una base di partenza per la progettazione e la messa in atto di interventi per il cambiamento di comportamenti disadattivi e l’apprendimento e l’incremento di comportamenti adattivi e funzionali.
    Il principio centrale di questa tecnica è l’utilizzo del rinforzo: un “premio” che viene assegnato periodicamente alla persona che mette in atto comportamenti adattivi, funzionali o richiesti dal professionista. Ciò che si evita è invece la punizione, poiché non sarebbe adattiva e andrebbe contro la struttura comportamentali e cognitiva soprattutto dei bambini con sindrome dello spettro autistico. In questo modo, attraverso rinforzi, si incrementano i comportamenti ottimali estinguendo quelli disadattivi.
  • L’approccio TEACCH. Questa tecnica nata nel 1972 ne North Carolina si propone di attuare interventi su persone con sindrome dello spettro autistico attraverso una serie di punti quali: la modifica dell’ambiente in funzione delle esigenze personali dell’individuo, il miglioramento della qualità di vita del bambino e dei genitori attraverso anche l’incremento e lo sviluppo delle autonomie del bambino tramite un programma strutturato che mira a rafforzare le risorse e le abilità estinguendo i comportamenti problema.

Gli strumenti che vengono utilizzati per strutturare l’intervento sono principalmente basati sull’organizzazione spaziale, cioè la suddivisione degli spazi in base alla loro efficienza e in modo tale da essere identificati subito dal bambino. Lo spazio sarà quindi strutturato con una zona lavoro, un’area di accoglienza, un’area gioco libero (non strutturato dal professionista), e così via.

Sarà scritta e organizzata la giornata del bambino attraverso agende o programmini colorati che serviranno ad egli per organizzarsi mentalmente riguardo la struttura della giornata e le attività che dovrà svolgere, in modo tale da cercare di limitare i problemi causati dall’imprevedibilità tipici dei bambini con sindrome dello spettro autistico. In questo modo il bambino si sentirà libero di poter agire poiché conoscerà a priori l’organizzazione delle attività, senza avere una continua supervisione del professionista. I compiti attuati verranno, inoltre, presentati in sequenza e con un ordine preciso che dovrà essere rispettato dal bambino.

Gli strumenti utilizzati per l’intervento sui bambini con sindrome da spettro autistico sembrerebbero molto rigidi e eccessivamente strutturati, in realtà sono efficaci proprio perché questi bambini hanno bisogno di una routine abitudinaria organizzata, poiché presentano deficit di orientamento spazio-temporale, ricettivi e percettivi. La terapia cognitivo-comportamentale e gli interventi attuati dai professionisti esperti in questo ambito sono, attualmente, quelli più utilizzati nelle strutture specializzate in questi disturbi con risultati efficaci che portano ad un miglioramento della qualità di vita del bambino e del contesto che lo circonda.

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