Conosci il Ginkgo Biloba? Forse in molti ne conoscono la provenienza o ne hanno sentito parlare. Ebbene, noi nell’articolo che segue ti presentiamo un approfondimento su questo albero.
Dappertutto si trovano in commercio integratori alimentari a base di Ginkgo Biloba,pubblicizzati come cura miracolosa. E da dove arrivano? Dall’Oriente. Di fatto, oggigiorno la cultura orientale diventa sempre più protagonista tanto sulle nostre tavole quanto della nostra salute.
Cos’ha di speciale il Ginkgo Biloba? Questa domanda in particolare ci ha affascinato talmente tanto da spingerci a cerarne la risposta. E la nostra sete di curiosità è stata soddisfatta in pieno.
Le proprietà di questo albero sono molteplici e multifunzionali. Soprattutto la simbologia storica del Ginkgo Biloba ci fa capire quanto la natura giochi un ruolo chiave nelle vite di tutti. E c’è chi, invece di usurparla, la custodisce cara, poiché grazie al suo tesoro floristico noi prosperiamo. E si spera in meglio.
Dunque, è il momento di evolverci e sbocciare, esplorando le peculiarità uniche del Ginkgo Biloba. Ti invitiamo a scoprire con noi le origini di questa pianta,di tutto pregio,che esiste e resiste alle difficoltà da tempo immemore.
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Ginkgo Biloba: la sacra albicocca d’argento in grado di sopravvivere prodigiosamente
Una pianta può davvero mostrare prodigi nel tempo? Certamente. E qui a far da protagonista è proprio il Ginkgo Biloba. Ma perché tale albero si definisce sacra albicocca d’argento? Ce lo racconta RIZA.it.
La sua etimologia deriva dalla lingua cinese. Infatti, il primo termine Ginkgo deve i suoi natali a un’altra parola, cioè Yin-quo, la cui traduzione in italiano è albicocca d’argento. Di fatto, quando i semi dell’albero giungono a maturazione, essi assumono le sembianze delle albicocche infarinate.
Mentre il secondo termine, ossia biloba si riferisce alle foglie che sembrano esattamente due lobi. Ma quest’ultima parola è composta da due termini che traggono origine dalla lingua latina. Più precisamente? Le parole in questione sono bis e lobis.
In quanto poi, all’appellativo di sacra l’abbiamo aggiunto noi, ma con una ragione ben precisa. Si narra, infatti, che il Ginkgo Biloba affondi le sue radici da tempo immemore. Circa la sua nascita, si stima che sia avvenuta oltre 250 milioni di anni fa.
Questo albero affronta a testa alta sia i mutamenti legati al clima, come l’era glaciale, sia le conseguenze derivanti dall’esplosione della bomba atomica che colpisce Hiroshima. E invece di implodere, il Ginkgo Biloba si fa tuttora ammirare in tutta la sua maestosità.
Un albero davvero potente che da sempre esiste e resiste, senza mai spezzarsi. E date le sue qualità, ancora oggi è possibile vedere il Ginkgo Biloba in prossimità di luoghi di culto. Dove? Accanto ai templi asiatici eretti per l’esattezza in Cina e Giappone. E perché proprio lì? Il Ginkgo Biloba è divenuto un simbolo fondamentale non solo della flora autoctona ma anche della sacralità orientale.
Ginkgo Biloba: l’identità emblematica di un albero misterioso, tra le cui fronde spiccano foglie cerebrali
Il Ginkgo Biloba è ritenuto un albero misterioso. Quasi come celasse ancora dei segreti. E probabilmente è così. Alla stessa stregua di alcune cose di valore ancora da conoscere. Oltre ad aver appreso già alcune informazioni interessanti sul suo conto, ne abbiamo scoperte delle altre. Quali?
Ad esempio, non ci aspettavamo di scoprire che la conformazione delle foglie bilobate si presenta con nervature che ricordano il cervello umano. Ecco perché osiamo definirle cerebrali. Di qui, l’interpretazione medico-scientifica secondo la quale, il Ginkgo Biloba favorirebbe l’afflusso sanguigno al cervello. Ma questa non è la sola singolarità.
C’è un altro punto di vista originale ed è quello della cultura orientale. Che cosa si dice in merito? Che la forma bilobata delle foglie coniuga simbolicamente gli opposti, ossia lo Yin con lo Yang. Di cosa stiamo parlando? Per chi non lo sapesse, parliamo di una congiunzione tra elementi naturali, quali: luce e buio. E soprattutto tra maschile e femminile.
Che senso ha questa teoria orientale? Tutto si crea grazie alla compresenza dei poli opposti, le cui forze lavorano in modo complementare. E da questo riluce un albero misterioso, la cui identità è per gli orientali qualcosa di emblematico e pertanto sublime.
Ginkgo Biloba: ecco una fotografia del fossile vivente che affascina l’uomo all’ombra del suo arcano potere
Naturalmente, a chi non poteva sfuggire un simile esemplare floristico? A Sir Charles Darwin. Il famoso biologo naturalista scova le foglie fossilizzate del Ginkgo Biloba, il che gli permette di stabilirne l’età.
Dunque, a quando risale questo albero? Grazie alle stime di Darwin in merito, oggi noi abbiamo una fotografia del Ginkgo Biloba dal sapore giurassico. Già, perché la pianta è contemporanea all’epoca storica dei dinosauri. Quindi siamo al cospetto di qualcosa di eternamente straordinario.
Ginkgo Biloba: quali peculiarità lo contraddistinguono?
Come facciamo a distinguere il Ginkgo Biloba? Ecco che all’ombra del suo arcano potere ci giunge un antico sussurro di longevità. È possibile, infatti, notare l’albero poiché esso presente le seguenti peculiarità, uniche nel suo genere:
- Oltre trenta metri d’altezza;
- Chioma ampia dieci metri, la cui forma è piramidale negli alberi più recenti ma ovale in quelli più antichi;
- La corteccia si presenta argentea e levigata se la nascita del Ginkgo Biloba è recente, mentre poi diventa increspata, assumendo una colorazione scura sui toni del marrone;
- I fiori dell’albero sono insoliti, per via della loro forma conica;
- Il Ginkgo Biloba in quanto specie arborea antichissima, vanta la compresenza di parti maschili e femminili;
- Le foglie ricordano la forma di un ventaglio senza punte, dall’aspetto ondulato e ricche di nervature, che cambiano colore al variare delle stagioni. Esse agli albori del loro ciclo vitale sono di un verde chiaro. Con l’arrivo dell’estate le foglie si imbruniscono. Ed infine, in autunno, le protagoniste leggendarie si dorano prima di staccarsi dal ramo. Pura poesia di salute. Poiché le foglie possiedono delle proprietà curative per il trattamento di patologie vascolari e neurodegenerative.
Ginkgo Biloba: a cosa fa bene questa pianta dal gusto rétro ma che ha tutt’oggi presenza di scena?
Il Ginkgo Biloba forse non è un albero tradizionale come tanti. E proprio in questo sta la sua originalità. Innanzitutto, va detto che alcune delle sue parti come, ad esempio, i semi e la polpa vengono vendute perché fanno bene. A cosa? All’eliminazione dei vermi intestinali.
Ma non è tutto. Il Ginkgo Biloba è in grado di ripulire l’organismo dalla sporcizia che scatena malattie. Grazie alle sue sostanze intrinseche. A cosa ci riferiamo? Anzitutto alla Vitamina C e poi ai Carotenoidi. E poi a qualcos’altro di altrettanto prezioso.
I terpeni possono prevenire il rischio di coagulazione del sangue fluidificandolo. Svolgendo tale azione, si evita al contempo, l’insorgenza della trombosi. Pertanto, avere una buona circolazione sanguigna si traduce in benessere psicofisico. Nello specifico, a trarne beneficio è proprio il cervello che, tramite l’apporto dei terpeni,invece di deteriorarsi si rigenera. Di conseguenza saremo più concentrati e vigili.
Un’altra sostanza benefica del Ginkgo Biloba sono i flavonoidi. Essi effettuano una vera e propria pulizia del plasma,liberandolo dai radicali liberi che ne causano l’invecchiamento. E allo stesso tempo, i flavonoidi rinforzano le pareti dei vasi sanguigni, prevenendone il deterioramento.
Ginkgo Biloba: come va assunto correttamente?
Come per ogni prodotto nutraceutico, vale la regola di chiedere una consulenza con il proprio medico o farmacista di fiducia. Questo per evitare intolleranze alimentari o effetti collaterali indesiderati. In particolare, il Ginkgo Biloba non va consumato dalle donne in gravidanza. Inoltre, non bisogna mangiare né i frutti né i semi del Ginkgo Biloba perché rischiamo di intossicarci fin a svenire in preda a convulsioni. Ogni rosa ha le sue spine, seppur bella.
Una volta appurato ciò, possiamo scegliere tra le seguenti modalità di assunzione:
- Infusione a caldo di uno o due cucchiai di foglie secche per una tazza;
- Decotto, con dieci grammi di noci secche pelate, da far dapprima bollire nell’acqua,poi si lasciano evaporare dai venti ai trenta minuti a fiamma bassa,ed infine si aspetta che il decotto si raffreddi per berlo;
- Estratto secco, impiegato nella produzione degli integratori che ottimizzano il microcircolo migliorando le funzioni cognitive;
- Tintura madre, con efficacia simile a quella dell’estratto secco, che si ottiene dalla macerazione delle foglie fresche nell’alcol,la cui posologia consigliata è di 15 gocce diluite nell’acqua per non più di tre volte al giorno.
Oltre all’uso interno, il Ginkgo Biloba si può utilizzare esternamente. In pratica, le sue qualità lo rendono utile in caso di fragilità capillare o per la cura della pelle, di cuipossiamo occuparciattraverso l’applicazione di creme o preparati galenici.
L’eterna ricerca dell’elisir di lunga vita termina qui, in senso lato. È il momento di adagiarci all’ombra del Ginkgo Biloba, godendo dei suoi arcani effetti benefici. Al cospetto di un albero che affonda le sue radici nel tempo immemore. Buona salute.


